La vita è un lungo lungo viaggio
che prima o
poi finisce. Ho camminato tanto tanto
e molte visite
ho ricevuto anche i
nazisti mi vennero a trovare e per il
sorriso di un bimbo mi lasciarono stare. Ho camminato
tanto tanto e per la mia
troppa fretta mi ritrovai un
dì di Pasqua in un letto d’ospedale. Subii più
fratture: ero stata
investita da un camion che non si
accorse del mio passaggio. Ho camminato
tanto tanto per far felici
i miei sette figli per fargli
capire che la vita è un dono che bisogna
saper utilizzare al meglio. Ho camminato
tanto tanto cercando in ogni
modo di rendermi disponibile cullando i
miei due nipotini, Andrea e Valeria, i quali mi
riempivano la giornata d’amore avvolgendo la
casa di felicità e di giochi che solo i
bambini possono dare. Ho camminato
tanto tanto e il mio Gino, anche quando
mi ha lasciato per andare in Paradiso, mi è sempre
stato vicino. Lui ha
riempito il mio cuore e i miei pensieri, e io, lo
sentivo. |
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Biografia La mia
nonna paterna, Alberti Maddalena, è nata il 4 gennaio 1913 e si è sposata con
il nonno Mattuzzi Igino. Di età avevano 4 anni di differenza. Dal loro
matrimonio sono nati sette figli e la fatalità ha voluto, che chi aveva sette
bambini non pagasse le tasse. La nonna ha ricevuto la visita dei tedeschi,
mentre il nonno era andato in guerra. Lei aveva in braccio lo zio Angelo,
nato da pochi mesi, ma quando l’hanno vista spaventata, si sono inteneriti e,
dopo aver fatto una carezza al bimbo, se ne sono andati. La sua vita era
casa, chiesa e lavoro e per arrivarci doveva percorrere tre chilometri a
piedi. All’età di 64 anni è stata investita da un camion che trasportava il
latte; si è ritrovata all’ospedale con il bacino rotto in più punti. Aveva
trascorso 50 giorni in ospedale, immobile, in un letto. Al piano superiore
era ricoverato il nonno per problemi di salute. La nonna non era ne ancora
ben guarita, quando il nonno morì. I miei genitori si erano sposati da un
anno e lei sperava che avessero tanti bimbi per poterli accudire. La nonna è
morta a 86 anni, il 19 giugno del 1999, quando io avevo terminato da pochi
giorni la quarta elementare. Di
Valeria Mattuzzi |
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