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Fabrizio De Andrè

Fabrizio De Andrè è stato un grande cantautore italiano, giunto al successo con molta gradualità, grazie al suo talento musicale. Nel corso degli anni Sessanta definì compiutamente la sua poetica con canzoni diventate poi molto famose: La canzone di Marinella, La guerra di Piero, Via del campo, e Bocca di rosa.

 

Un ruolo di rilievo nella formazione musicale di De Andrè ebbero cantautori di fama internazionale come Leonard Cohen, Georges Brassens e Bob Dylan di cui tradusse numerose canzoni.
Egli toccò grandi temi scavando nella storia e nell'anima dei singoli, e raccontando storie di contraddizioni, passioni e sconfitte, dando così voce ai mille volti della sofferenza. Rappresentativi al riguardo gli album La buona novella e Non al denaro non all’amore né al cielo ispirata a L’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.

Biografia

Quando il 18 febbraio 1940Fabrizio nacque, il padre mise sul giradischi di casa il Valzer campestre da cui il figlio ne ricaverà poi la canzone "Valzer per un amore".
Scoppiata la guerra, la famiglia si rifugiò nella campagna di Revignano d'Asti, mentre il padre di Fabrizio, ricercato dai fascisti, si diede alla macchia.
Nel 1945 i De Andrè tornarono a Genova, dove il figlio frequentò le elementari presso le suore Marcelline, e poi alla "Cesare Battisti". Seguirono gli studi ginnasiali ed infine quelli universitari; ma intanto nacque la vocazione per la musica: Fabrizio suonò prima il violino, poi la chitarra, poi in gruppi jazz ed infine cominciò a scrivere brani tutti suoi.
Nel 1962 sposò Puny una ragazza genovese, che oggi a sua volta è cantante e musicista.
L'11 gennaio 1999 alle ore 2: 30 di notte Fabrizio De Andrè morì a Milano all'Istituto dei Tumori. Ora riposa nel cimitero di Staglieno nella cappella di famiglia.

 

 

 

Opere

 Fabrizio De Andrè, scrisse numerosi album: a partire dal 1967 al 1997, nell’ordine uscirono:Volume I, La canzone di Marinella, Tutti morimmo a stento, Volume III, Nuvole barocche, La buona novella, Non al denaro non all’amore né al cielo( 1971), Rimini, Le nuvole, Concerti, Anime salvate e Mi innamoravo di tutto.

Non al denaro, non all'amore né al cielo

De Andrè fu colpito, quando aveva circa 18 anni, dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, tanto che scelse nove delle 244 poesie dell’autore del libro, trasformandole in altrettante canzoni. Queste poesie toccano principalmente due grandi temi: l'invidia (Un matto, Un giudice, Un blasfemo, Un malato di cuore) e la scienza (Un medico, Un chimico, Un ottico).
Una personaggio in cui De Andrè si rispecchia è il Suonatore Jones. Questo è l'unico personaggio della raccolta di poesie a cui De Andrè lascia il nome. Infatti, mentre in quelle originali di Edgar Lee Masters ogni personaggio ha un nome e un cognome, i titoli delle canzoni del cantautore sono generici (Un giudice, Un medico,…) per sottolineare che le storie di questi personaggi sono esempi di comportamenti umani che si possono ritrovare in ogni epoca e in ogni luogo.
 

 

Il Suonatore Jones, invece è unico, rappresenta l'alternativa alla vita come lotta per raggiungere i propri scopi. Per tutta la sua vita, ha fatto quello che più gli è piaciuto e per questo muore senza rimpianti. Era anche il personaggio al quale De Andrè avrebbe voluto assomigliare. Per Jones la musica non è un mestiere, è una scelta di libertà; anche il cantautore, soprattutto negli ultimi anni, ha cercato di svincolarsi dalla prigione della musica come mestiere, pubblicando gli ultimi album ad una distanza di sei anni uno dall'altro e riducendo le apparizioni in pubblico.

 

Dall’intervista di Fernanda Pivano a Fabrizio De Andrè

Pivano: Hai voglia di raccontarci come ti è venuto in mente di fare questo disco?

Fabrizio: Spoon River l'ho letto da ragazzo, avrò avuto diciott'anni. Mi era piaciuto e non so perché mi fosse piaciuto, forse perché in questi personaggi si trovava qualcosa di me. Poi mi è capitato di rileggerlo, due anni fa, e mi sono reso conto che non era invecchiato per niente. Soprattutto mi ha colpito un fatto: nella vita, si è costretti alla competizione, magari si è costretti a pensare il falso o a non essere sinceri, nella morte, invece, i personaggi di Spoon River si esprimono con estrema sincerità, perché non hanno più da aspettarsi niente, non hanno più niente da pensare. Così parlano come da vivi non sono mai stati capaci di fare.


Pivano:
Dal libro hai preso nove poesie, scegliendole tra le più adatte a spiegare due temi che sembravano le più insistenti costanti della vita di provincia: l'invidia (come molla del potere esercitata sugli individui e come ignoranza nei confronti degli altri) e la scienza (come contrasto tra l'aspirazione del ricercatore e la pressione del sistema). Perché proprio questi due temi?

Fabrizio: Per quanto riguarda l'invidia perché direi che è il sentimento umano in cui si rispecchia maggiormente il clima di competitività, il tentativo dell'uomo di misurarsi continuamente con gli altri, di imitarli o addirittura superarli per possedere quello che lui non possiede e crede che gli altri posseggano. Per quanto riguarda la scienza, perché la scienza è un classico prodotto del progresso, che purtroppo è ancora nelle mani di quel potere che crea l'invidia e, secondo me, la scienza non è ancora riuscita a risolvere problemi esistenziali.

di Ilaria Dal Forno e Piera Salvoro

 

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