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GIUSEPPE FILIPPINI

 

 

 

Epitaffio

A poco più di vent'anni
in Russia andai a far la guerra,
non posso scordare il volto dei miei compagni
che partirono con me
ma che con me non ritornarono.

Ripresi poi la mia vita,
sudando duramente, dall'alba al tramonto
facevo il contadino, vendevo il bestiame,
macinavo il grano, davo il foraggio alle bestie.
Amavo molto il mio mestiere
E andavo avanti
Cercando una vita migliore.

Dopo debiti e sacrifici
Comprai la terra, che avevo tanto coltivato,
fino al giorno in cui un incidente m'indebolì
e la mia morte iniziò così.

E in un pomeriggio di ferragosto,
mi addormentai
per sempre.

 

  

Mio nonno materno Giuseppe Filippini è mancato nell'anno 1992, quando io avevo circa tre anni, per cui non ho un ricordo molto preciso di lui. Nonno Bepi, così lo chiamavano, era nato a San Pietro di Lavagno nel 1920 da una famiglia di contadini e la sua gioventù la passò lavorando nei campi. Nel 1940 si trasferì a Marcemigo di Tregnago prendendo in affitto dei campi con la sua famiglia. In quell'anno partì per fare il servizio militare a Verona nel Genio Pontieri. Nel 1942 durante la guerra, fu mandato in Russia e ritornò in Italia quando ci fu la ritirata; questo periodo fu il peggiore per mio nonno. Dopo l'armistizio dell'otto di Settembre del 1943 tornò a casa, ed essendo il capo famiglia non fu più costretto a tornare in guerra.
Riprese la sua vita di sempre lavorando duramente dalla mattina alla sera nei campi e nel 1954 sposò mia nonna Almerina Castagna da cui ebbe quattro figli.
Nel 1968 con grandi sacrifici e debiti lui e i suoi fratelli riuscirono a comprare la terra dove avevano lavorato per tanti anni. Nonno Giuseppe lavorò e si occupò della sua terra fino ad un anno prima di morire perché un incidente con il motorino non gli permise più i movimenti di prima.
Questo incidente fu per mio nonno l'inizio della sua morte, perché lui, un uomo che aveva sempre lavorato nella sua vita, si era ridotto a rimanere sempre in casa inattivo. Se n'è andato il pomeriggio di ferragosto, nel sonno, in silenzio, senza accorgersi di niente, la morte che lui aveva sempre voluto.

Di Diletta Avventini