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Si chiamavano Scritto in yddish dalla poetessa Rachel Auerbach e pubblicato in ebraico nel Libro delle battaglie dei ghetti, 1954, traduzione di Alberto Nirenstajn |
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I bambini sono stati vittime della
Shoah, i più innocenti tra gli innocenti, difficilmente infatti
riuscivano a evitare le selezioni e le camere a gas. Certo alcuni si salvarono
come è dimostrato dalle testimonianze presenti in questa sezione. |
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Cecoslovacchia. Costruito come transito per gli ebrei che dal Protettorato di Boemia e Moravia venivano deportati verso i campi di sterminio orientali, dalla sua nascita vi furono deportate 150.000 persone, fra le quali bambini: avevano un'età compresa tra i 12 e i 16 anni. Erano in 15.000: non ne sono sopravvissuti nemmeno 100.
Di questi bimbi sono rimasti 4000 disegni e 66 poesie: il campo di Terezin, proprio perché di transito, prevedeva uno spazio per i bambini, che, sotto la guida di ebrei adulti, frequentavano lezioni e partecipavano a molte iniziative. Tra gli animatori c'era anche Dicker Brandejsovà, artista, morta nel campo di sterminio di Auschwitz nell'autunno del 1944.
Ecco alcune poesie, accompagnate dai disegni dei piccoli autori.
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Chi s'aggrappa al nido |
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È più di un anno che vivo al ghetto, O mia piccola casa, mia casetta, |
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IL GHETTO DI VARSAVIA
Dall'Archivio di Ringelblum sono tratte queste notizie sul ghetto di Varsavia, dove i tedeschi avevano rinchiuso gli ebrei polacchi. Emanuele Ringelblum era un giovane storico ebreo di Varsavia che organizzò un gruppo di intellettuali e raccolse con loro per ben tre anni tantissimo materiale documentario sul ghetto. Quando fu imminente la liquidazione del quartiere (prima metà del 1943) essi chiusero tutto il materiale in una ventina di bidoni di latta con chiusura ermetica e li seppellirono. In tal modo, successivamente, i documenti poterono essere recuperati e pubblicati.
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E' cominciato il freddo e la gente trema. La cosa più terribile sono i bambini che gelano. Bimbi con i piedi scalzi, i vestiti strappati, che non dicono niente, ma piangono. Questa sera ho sentito piangere un mocciosetto di tre o quattro anni. Domattina questo bimbo verrà certamente trovato assiderato. Già in ottobre sono stati trovati sui gradini delle case diciassette bimbi assiderati. La cosa diventa un fenomeno di massa. |
All'angolo di via Leszno e Karmelizka dei bambini
piangono disperatamente tutte le sere. Nonostante lo senta ogni sera, non
posso dimenticare questo pianto fino a notte inoltrata.
I pochi soldi che do loro la sera non posso tranquillizzare la mia coscienza.
[...]
Cresce enormemente il numero degli orfani
perché muoiono soprattutto gli adulti e in primo luogo gli uomini. I
bambini fino a due anni muoiono quasi tutti poiché manca assolutamente
il latte per i lattanti e per le mamme.
Di questo passo la questione ebraica a Varsavia sarà presto risolta [...]
In via Wolynska una madre ha nascosto per una settimana intera il suo bimbo
morto per poter usufruire della tessera del pane.
[...]
La prigione di via Gensia conta più
di milletrecento arrestati, di cui cinquecento bambini. Il
tribunale speciale tedesco ha già emesso oltre duecento sentenze di morte,
per ora non eseguite, anche se i pali ai quali legano i condannati si trovano
sempre pronti sul posto di esecuzione. Fra gli arrestati è stato notato
un bambino di nove anni [...] Giungono continuamente
notizie sullo sterminio di bambini ebrei e dei vecchi.
Ciò che era accaduto a Pabianice si è ripetuto adesso a Biala
Podlaska, dove hanno riempito 60 vagoni di bambini e di vecchi oltre i sessant'anni.
È chiaro che non si tratta di Lager, ma semplicemente dello sterminio
della gioventù. Nella storia ebraica non ci sono precedenti di questo
genere. Oltre a Faraone, che ordinò di gettare nell'acqua i neonati maschi,
non è a nostra conoscenza alcun caso consimile. Al contrario, i bambini
venivano lasciati sempre in vita per convertirli alla fede cristiana.
Quelle che seguono sono invece straordinarie testimonianze di piccoli sopravvissuti
DAL DIARIO DI UN PICCOLO VAGABONDO
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"Nel marzo del 1943 passai di nascosto nel quartiere ariano, poiché si prevedevano nuove deportazioni. Infatti il 19 aprile i tedeschi effettuarono la deportazione finale degli ebrei. Alcuni giorni prima era scappato nel quartiere ariano anche mio fratello. L'ultima azione dei tedeschi fu molto sanguinosa, molti ebrei furono assassinati sul posto e molte case vennero incendiate insieme ai loro abitanti. |
Il nostro tutore e suo figlio furono deportati a Lublino. Il figlio riuscì a saltare dal treno a Otwock e, sebbene fosse colpito alla gamba, riuscì comunque a tornare a Varsavia e a trovarci.
Ma questo amico rimase con noi non più
di sei giorni, perché qualcuno fece la spia e la polizia circondò
il nostro nascondiglio. Mio fratello ed il mio amico furono catturati e furono
condotti al posto di polizia, dove furono poi consegnati ai tedeschi. Anch'io
fui preso da un poliziotto ma gli scivolai dalle mani, riuscendo a scappare
al ghetto non potevo più tornare perché tutti gli ebrei erano
stati portati a morte a Lublino.
Ero solo nel quartiere ariano. Un giorno passando per una piazza fui fermato
da un Volksdeutsche, il quale gridò "Ebreo ti consegnerò ai tedeschi!",
chiamando a voce alta la polizia, io lo morsi alla mano e scappai via. Così,
quando mi ero ritrovato solo nel giardino e piangevo, dopo che avevano preso
mio fratello e il mio amico, mi si avvicinò la signora D. , mi calmò
e mi portò a casa sua. Mi diede la colazione e mi disse di andare da
lei spesso. Due giorni dopo che era stato preso mio fratello incontrai un ragazzo
ebreo, Chaim Bustin, di dodici anni, quasi della mia età, era come me,
solo e abbandonato. Potemmo comprare un monopattino e tutto il giorno giravamo
grazie alla gentilezza delle persone in via Rokowietzka. Per nostra disgrazia
un signore denunciò alla polizia che degli ebrei andavano in monopattino
e disturbavano la sua quiete. Venne la polizia e ci rubò il monopattino
e noi con lui, ma riuscimmo a scappare e abbiamo preso il monopattino, questo
si ripeté per tre volte, ma l'ultima volta non siamo riusciti a prendere
il monopattino. Una notte due poliziotti mi trovarono e io grazie al buio riuscii
a salvarmi la vita un'altra volta. Dopo
essermi salvato da altri episodi continuavo a fare la vita da vagabondo. Andavo
spesso a trovare una signora in via Molczewski, dove davano spesso a me e al
mio amico, da vestire e da mangiare. Passammo alcuni giorni in via Pilitzka
dalla nostra conoscente, la signora M. , la quale ci aveva promesso di farci
avere una camera dopo una settimana. Soffrimmo
ancora sette giorni ma alla fine venne il momento felice, quando fummo sistemati
in una camera calda e pulita."
IL RACCONTO DI UNA BIMBA POLACCA
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"Avevamo un negozio di alimentari.
Nella nostra famiglia c'erano due bambini: io e mio fratello, più
grande di me di due anni. |
Eravamo molto depressi dalla lontananza dei genitori, scambiavamo lettere con la mamma, la quale dopo otto mesi venne a sapere come nostro padre si trovasse nella zona russa. Entrambi i nostri genitori riuscirono a raggiungerci. Ero molto contenta, si viveva tutti insieme fino al 1943. Ci buttarono fuori di casa. Per alcuni mesi abitavamo presso degli ebrei che prima non conoscevamo, poi una settimana dallo zio a Brzozòw.
Un giorno fu emanato per tutti gli ebrei l'ordine di radunarsi la mattina seguente, alle sei allo stadio. Ci siamo nascosti e non siamo andati. Il cuore ci diceva che lì ci aspettava la morte. Ci nascondevamo presso dei contadini. Eravamo costretti a dividerci, io rimasi con la zia, e mio fratello con i genitori, perché nessun contadino riusciva a tenere un gruppo così grande. Mi venne nostalgia della mamma, e allora lasciai la zia e andai a cercare i miei genitori dove erano nascosti. Quel giorno fu condotta dai tedeschi una akcja (un'operazione lampo contro gli ebrei . Non trovai i miei genitori, perché si erano nascosti nei boschi, solo di notte tornarono dal contadino a dormire. Non fu possibile rimanere nello stesso posto, di nuovo ci dividemmo: il babbo si incamminò avanti, io andai dalla mia maestra al villaggio perché sapevo che mi voleva bene.
La maestra mi tenne per la notte, mi mandò dal prete di Brzozòw, e mi consigliò di chiedere ospitalità come sua nipote. Camminavo lungo una strada con la speranza di salvarmi. La sera arrivai alla casa del prete e raccontai tutto, ascoltarono attentamente e sua sorella, Krjwonosowa, mi portò a casa sua. Dopo tutti quei pellegrinaggi mi sentii come in paradiso. Desideravo sapere qualcosa dei miei genitori: loro mandarono un uomo a Brzozòw, e così seppi che i tedeschi li avevano fucilati.
Rimasi addolorata, mi tenevo il dolore dentro di me, la Gestapo veniva spesso in casa del prete, perché in quei giorni erano stati uccisi dei tedeschi nella foresta vicina. Nel frattempo era tornata a Brzozòw anche mia zia, arrivò a casa del prete su un carro, restò qui qualche settimana, poi la mandarono da sua madre, però mia zia non poteva rimanere molto tempo, e si arruolò come volontaria per il lavoro. Dalla Germania mi scriveva spesso.
Così vissi senza cambiamenti fino all'arrivo dell'Armata rossa. Dopo la liberazione mi hanno mandata alle medie. Mio zio, che vive a Lione in Francia, voleva portarmi con sé. Io non posso lasciare la gente che si è occupata così amorevolmente di me rischiando la vita. Sto bene così. Non parlano mai male degli ebrei in mia presenza. I miei tutori non sono antisemiti. Amo la religione cristiana. Ora mi chiamo Sofia Kuzniak, non andrò dallo zio in Francia. Abito a Chmielnik e faccio la quarta media."