Il nazismo

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HITLER - la vita privata e politica

Adolf Hitler era nato in Austria nel 1889 ed è morto a Berlino nel 1945.
A tredici anni perse il padre, funzionario doganale dell'impero asburgico. Cresciuto solo, sotto le affettuose cure della madre, sviluppò un carattere solitario e ribelle. Morta anche la madre, malata di cancro al seno, finì con alloggiare in dormitori pubblici, dati i magri guadagni che riusciva a racimolare dipingere insegne pubblicitarie e cartoline.
Quelli erano anni infelici ma anche formativi. Nel 1913 Hitler si trasferì a Monaco, e quando scoppiò la prima guerra mondiale si arruolò nella fanteria tedesca, servendo come portaordini nella Fiandre dove rimase per quasi tutta la durata del conflitto. Non andò mai oltre il grado di caporale, ma essendosi dimostrato soldato coraggioso gli fu conferita la croce di ferro, di prima classe, decorazione concessa raramente a un combattente del suo grado.
Nell'ottobre del 1918 fu congedato per invalidità e rimpatriato in Germania. Raggiunse Monaco attraverso un paese in rovine. Da una parte, l'ala sinistra sperava nella rivoluzione, mentre milioni di altri specialmente i reduci malcontenti come Hitler non riuscivano ad accettare l'armistizio e affermavano che la Germania era stata pugnalata alla schiena dei suoi stessi politici repubblicani con la complicità di agitatori socialisti, degli ebrei e degli speculatori di guerra. Solo un nuovo movimento, sostenuto dall'esercito, poteva ristabilire l'orgoglio nazionale tedesco.

La Baviera in particolare, il più grande degli stati tedeschi, era vicina alla rivolta. Indipendente fino al 1866, i cattolici della Baviera non amavano la Berlino protestante. Molti avrebbero preferito l'unione della Germania meridionale con la cattolica Austria che, dallo smantellamento dell'impero austro - ungarico, nel 1918 era diventata uno stato indipendente. Hitler fu assunto nel dipartimento politico dell'esercito e incaricato di indagare su un esiguo gruppo dell'ala destra, il partito dei lavoratori tedeschi. Hitler accettò di far parte del comitato del partito e fu addetto alla propaganda. Nel suo nuovo ruolo Hitler mostrò due doti di eccezione; sapeva organizzare la gente e, come oratore, sapeva captare e tradurli in parole, i sentimenti delle platee. Ben presto fu lui a dominare il partito e, prendendo il nome di un piccolo gruppo austriaco, lo ricostruì ribattezzandolo partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori abbreviato in nazista. Volle che il saluto rituale fosse "Heil". Formò un esercito privato, una banda d'assalto conosciuta come SA che serviva a intimidire i suoi avversari politici. Il pagamento dei danni di guerra dovuti ai vincitori della prima guerra mondiale erano un onere molto pesante, tale da determinare il crollo dell'economia tedesca. Per fare onorare questi pagamenti, nel gennaio 1923 la Francia occupò il cuore industriale della Germania, la Ruhr. Così, la valuta non dava più fiducia e in pochi mesi sopravvenne una inflazione incontrollabile, la peggiore nella storia tedesca. I risparmi non valevano più nulla, le proprietà erano invendibili e il lavoro non dava frutti. In questa circostanza di caos, molti in Baviera erano pronti ad appoggiare una rivolta dell'esercito contro la repubblica.

 

Hitler decise di prendere l'iniziativa, impadronendosi del comando dell'esercito, della polizia e del governo e di usare la Baviera come trampolino al potere nazionale. L'8 novembre 1923 un gruppo di funzionari governativi, si erano riuniti nella sala di una nota birreria di Monaco, la Burgerbraukeller, dove un personaggio dello stato bavarese teneva una conferenza sulla giustificazione morale della dittatura. Dopo 20 minuti dall'inizio, Hitler sparò un colpo al soffitto e gridò che quello era l'inizio della rivoluzione nazionale. Relegò i funzionari in una stanza nel retro e dopo un breve discorso acceso che entusiasmò i suoi stessi ostaggi, liberò i funzionari. La mattina dopo, marciò a capo di 2000 uomini nelle strade della città diretto al ministero della guerra bavarese, sicuro che la città gli si sarebbe arresa, ma trovò la strada sbarrata dalla polizia. Nello scontro con le guardie Hitler e parecchi altri furono messi in prigione. Hitler mise a buon frutto il suo anno di galera. In questo arco di tempo nacque il libro che fu poi considerato la Bibbia nazista, ovvero Mein Kampf:(La mia battaglia). In questa opera Hitler esponeva con parole enfatiche i pensieri, le mire e i metodi che furono poi l'anima del nazismo.
Il nuovo messia, naturalmente, era lo stesso Hitler, combinazione straordinaria di politico, filosofo e stratega militare.

 

Con alle spalle il partito nazista avrebbe riunito tutti i popoli di lingua tedesca in un impero che doveva dominare le razze inferiori, in particolare gli slavi, e avrebbe conquistato nuove terre all'est. Hitler intendeva guidare i tedeschi con il mezzo della propaganda. "Essere un capo" diceva, "vuol dire saper muovere le masse". Un capo doveva mentire, se ciò era utile al suo scopo e le menzogne dovevano essere grosse "poiché nelle grosse menzogne c'è sempre una certa forza di credibilità". Alla tecnica oratoria andavano aggiunti altri due elementi: apparato e rituale, perché bisognava imprimere la percezione di potere e una forza superiore a quelle individuali, in modo da evitare che si facessero sentire voci avverse. Era una visione barbara, perché Hitler era fermamente convinto che solo con le barbarie la dinamica e sana cultura nuova poteva rimpiazzare quella vecchia e degenerata. "Siamo barbari", proclamava con orgoglio. "Vogliamo essere barbari. È un titolo onorevole. Daremo al mondo un nuovo vigore!".

 

La propaganda

Essa fu il forte di Adolf Hitler; i suoi aforismi, cinici ma magistrali, rimarranno per sempre in tutte le scuole di propaganda, fin che la propaganda continui ad essere quel che è. Ecco ciò che scrisse nel Mein Kampf:
"Quando entrai nel partito mi assunsi la direzione della propaganda. Essa dev'essere necessariamente popolare e adattarsi al livello intellettuale e alla capacità recettiva del più limitato di coloro ai quali è destinato. Ma quando si tratta di attrarre nel raggio d'influenza della propaganda tutta una nazione, come esigono le circostanze nel caso di una guerra, non si sarà mai abbastanza prudenti nel cercare che le forme intellettuali della propaganda siano quanto più è possibile semplici. La capacità delle grandi masse popolari è estremamente limitata e altrettanto limitata è la sua facoltà di comprensione; per contro è enorme la sua mancanza di memoria. Tenendo in conto questi fatti, ogni propaganda efficace deve concentrarsi in pochissimi punti e saperli sfruttare affinché anche l'ultimo figlio del popolo possa formarsi un'idea di quel che si vuole. La finalità della propaganda non consiste nell'andare contro i diritti degli altri, ma nel mettere esclusivamente in evidenza i propri. Molto meglio si sarebbe agito attribuendo tutta la colpa al nemico, anche se non era vero. La gran maggioranza del popolo è, così femminile che il modo di pensare e di agire dipende più dalla sensibilità che dalla riflessione. Questa sensibilità non è affatto complicata, ma semplice e schietta. Non esistono molte differenziazioni, ma soltanto un estremo positivo ed un altro negativo: amore e odio, giustizia e ingiustizia, verità o menzogna; mai stati intermedi."

 

 

Il rigore con cui Hitler si mantenne fedele a queste e ad altre norme propagandistiche fece veri miracoli. Non solo esponeva delle norme, ma le seguiva con una meticolosità che quasi non si comprende in un uomo come lui. Goebbels, il suo unico e miglior discepolo, che gli era vicino più di ogni altro collaboratore, aumentò straordinariamente le prescrizioni propagandistiche del Führer. Aveva detto una volta che "la propaganda non era che un mezzo", ma in realtà finì per essere un fine a se stesso. Il nazismo non si ridusse che a propaganda e metodo. Propaganda per rendere possibile il metodo, metodo per assicurare la propaganda. Il metodo consisteva in norme categoriche per impedire la propaganda avversaria e facilitare la propria. Tutto ciò che tendeva a questo doppio fine, ostacolare gli avversari e facilitare il proprio cammino, fu messo in pratica. Fin che non raggiunse il potere, il metodo doveva essere il più possibile clamoroso per prevalere e non lasciare udire nessun altro. Una volta poi al potere, il metodo servì la propaganda per mezzo di una feroce repressione poliziesca.

"Un impero, un capo, un popolo! Sangue e terra! Rendiamo grazie al nostro Führer!" erano certamente frasi vuote, ma, a forza di essere ripetute, rimasero come denominatore comune, invisibile, ma sempre presente, di tutto il fermento nazionale. Si stabilì in tal modo la premessa fatale che il Führer era poco meno che un invito da Dio per la felicità dei tedeschi. Il Reich era come un'esposizione permanente di hitlerismo, e quando per qualche speciale avvenimento conveniva riscaldare anche di più l'ambiente, le vetrine esibivano tra ghirlande di fiori migliaia di ritratti del Führer e tutto ciò che si vedeva e udiva non era altro che un riflesso della presenza nazista.
Invece di abusare dei grandi ritratti da portare in giro, come si faceva in Russia con le effigi di Lenin e di Stalin, la tecnica nazista si servì di cartelli con scritte a caratteri cubitali che, effettivamente, rendono di più. Da Mussolini prese il saluto romano e la teatralità. Dalla Russia la deificazione del capo del movimento, le feste del lavoro, i cori d'uomini che pronunciavano all'unisono frasi tremende...
Metodo e propaganda, propaganda e metodo, Himmler e Goebbels, Goebbels e Himmler, mani del Führer, resero possibile questo fenomeno hitleriano che a chiunque se ne stia tranquillo nella propria casa sembra impossibile ma in realtà avrebbe potuto verificarsi in qualunque altro Paese. Anche nelle pacifiche dimore democratiche, perché è appunto la strada della democrazia, sfruttata fino all'assurdo.

 

La gioventù hitleriana

È un aspetto che apparteneva interamente al settore della propaganda nazista. Hitler non mancò di accorgersi, della enorme importanza che la formazione nazista dei giovani doveva avere per il suo regime di ambizioni millenarie. Il sequestro della gioventù nazista per parte del nazismo fu rapido e totale, anzi, nel giardino di infanzia. I quaderni dei bambini mandavano un forte odore d'hitlerismo. La scuola fu nazista. Dal saluto al modo di spiegare le materie. Una revisione dei testi e d'un implacabile allontanamento dei professori recalcitranti diedero ben presto il frutto desiderato. Dall'altra parte, non era tanto nella scuola quanto fuori di essa dove l'infanzia e la gioventù del Reich furono sottoposte ad una cura diabolica di esaltazione patriottica. I genitori perdevano il controllo dei loro figli; quasi non c'era giorno che bambini e ragazzi fossero di servizio. Imparavano a marciare, ad avere coraggio, ad obbedire, a comandare, a credere ciecamente nella infallibilità del Führer; si distruggevano gli affetti familiari.
Non si liberavano neanche le bambine. Nelle interminabili sfilate delle solennità hitleriane sfilavano con le loro gambette indurite dal costante esercizio, né più né meno che i maschi.

 

Ragazzi della "Hitlerjungend" con sguardo d'acciaio e portamento fiero come conviene a futuri soldati. Hitler era deciso a creare una generazione di giovani dotati di coraggio marziale e di dedizione al capo, eroico salvatore del popolo. La controparte dell'altro sesso doveva essere modello di femminilità, ideali impliciti sull'abbigliamento e nel contegno delle appartenenti alla lega delle giovani tedesche. Per legge escluse da alte cariche del partito, dalla docenza universitaria e dalla magistratura, le donne non erano incoraggiate ad altro ruolo che a quello di madri. "Per ogni bambino che una donna dà alla nazione" dichiarava Hitler, "essa combatte la sua battaglia nell'interesse della nazione".

 

La devozione della gioventù per il Führer passò ogni limite. Genitori, sacerdoti e pastori protestanti si vedevano ormai incapaci di arrestare il fenomeno hitleriano in quei teneri cuori. Se li sentivano sfuggir di mano, consacrati alla maggior gloria di Hitler.
Baldur von Shirach, comandante della gioventù hitleriana, protetto da Hitler e fedele a lui al di sopra di ogni scrupolo, seppe tessere, ispirato dal suo capo, la rete nazista che come una enorme ragnatela imprigionò i giovani cuori del Reich. Con feste padane, marce militari, bivacchi nei boschi, escursioni, conferenze e regime di rigorosa disciplina, le giovani generazioni tedesche dalle quali dovevano uscire i futuri capi nazisti fatti per comandare e i futuri schiavi fatti per obbedire. "Heil Hitler!", gridavano in atto di sfida agli uomini maturi ed agli stranieri.

 

 

 

DAL TESTO MEIN KAMPF SCRITTO DA HITLER NEL 1925

 "Il mio movimento è basato su una concezione razzista del mondo. Lo Stato ha il fondamento nell'esistenza di una razza superiore. Nel caso che scomparisse la razza ariana portatrice di civiltà non sussisterebbe più alcune civiltà. È una stoltezza rappresentare come barbari i Germani dei tempi antichi: fu solo l'asprezza del clima nordico ad ostacolare lo sviluppo delle loro forze creative. Lo scopo dello Stato è quello di conservare i più primordiali elementi della razza ariana, che creano la bellezza e la dignità di una umanità superiore. Gli ebrei diventano fermenti di decomposizione di popoli e razze, distruttori della civiltà umana. Dichiaro guerra all'idea marxista dell'uguaglianza degli uomini. Chi crede che lo Stato nazista debba distinguersi dagli altri stati solo grazie ad un migliore equilibrio fra povertà e ricchezza e a una più giusta retribuzione dei lavoratori, non ha nessuna idea del nostro modo di concepire il mondo. Queste sono solo riforme esteriori. Il Reich non deve avere assemblee che decidono a maggioranza né capi elettivi. Bisogna attribuire la direzione suprema alle migliori teste della comunità nazionale. Non vi saranno maggioranze, ma individui che comandano e la decisione sarà affare di un solo uomo. Non si può giungere alla conquista dei territori perduti innalzando preghiere a Dio o sperando nella Società delle Nazioni, ma soltanto con la forza armata. La Germania deve conquistare di nuovo altri territori nell'Europa. Chiunque desidera la vittoria della pace in questo mondo, deve dedicarsi con tutti i mezzi alla causa della conquista del mondo da parte dei tedeschi. L'idea della pace troverà compimento solo il giorno in cui l'uomo superiore a tutti avrà conquistato e soggiogato il mondo, diventando il solo padrone della terra".

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